Vietnam e Cambogia #2 – Vietnam del Nord

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Dopo la capatina ad Angkor Wat, ci siamo spostati a Hanoi via aereo: ci sono diverse compagnie che coprono questa tratta, tra cui Vietnam Airlines e la più conosciuta AirAsia, che normalmente consiglio in modo particolare per l’ottima qualità del servizio abbinata a un prezzo super vantaggioso. In questo caso però AirAsia non offre voli diretti e quindi a parità di costo meglio appoggiarsi a Vietnam Airlines che invece vola direttamente su Hanoi.

Abbiamo usato Hanoi come campo base e ci siamo appoggiati a un’agenzia locale molto ben recensita sia su trip advisor che su altri siti per le varie escursioni: Ethnic Travel.

La forza delle escursioni di Etnic Travel è l’impostazione esperienziale della visita invece della classica impostazione didascalica: la semplice visita è condita da attività sportive e culturali che creano un’esperienza a 360° rispetto al semplice passaggio in minivan con annessa spiegazione della guida. Questo contribuisce a instaurare un legame più profondo con l’ambiente circostante e le persone che lo abitano che per un turista, specialmente in Asia, non è così comune da vivere.

Noi abbiamo partecipato a 2 escursioni:

– una, obbligata, a Halong Bay e Bai Tu Long Bay (3 giorni); la seconda baia è ancora più bella della prima perchè molto meno turistica;

– la seconda nel Black River, risaie terrazzate come nella zona della più conosciuta Sapa, ma molti meno turisti e, di conseguenza, locali ancora poco abituati al turismo. La sensazione prevalente è quella di immergersi nel vero Vietnam. Questa è stata l’escursione migliore di tutto il nostro viaggio!

Halong Bay e Bai Tu Long

imgp6320La baia di Halong e quella minore di Bai Tu Long sono due luoghi di bellezza naturale mozzafiato. Halong Bay significa letteralmente “luogo in cui si inabissò il dragone”, e si riferisce alla leggenda secondo la quale durante una dura battaglia contro gli invasori cinesi, gli Dei mandarono in soccorso delle popolazioni vietnamite una famiglia di dragoni. I dragoni iniziarono a sputare gioielli che si trasformarono negli isolotti verdi che punteggiano le due baie, e che si unirono a formare una muraglia contro gli invasori.

Noi ci siamo goduti al meglio Halong Bay, nuotando nella luce del tramonto tra la miriade di isolotti a forma di panettone sparsi nella baia. Quando il sole si è tuffato nel mare abbiamo continuato la nostra piccola crociera nel silenzio della sera, in un’atmosfera resa magica dalle formazioni calcaree che affiorano scure e imponenti dalle acque nere.

Il mattino dopo abbiamo raggiunto uno degli ultimi villaggi galleggianti della baia, dove abbiamo incontrato gli abitanti che, com’è comprensibile che sia, sono sempre meno: quasi tutti i ragazzi giovani ormai si trasferiscono sulla terra ferma che offre maggiori possibilità e i pochi che restano nel villaggio si dedicano alla pesca e all’artigianato da vendere ai turisti. Per questo, credo sia particolarmente importante comprare qualcosina per supportare il villaggio nell’unico modo che fa veramente la differenza. Detto questo, la sensazione di vita sospesa e quasi di morte che si respira in questa realtà fuori dal tempo a me ha messo leggermente a disagio e sono stata quindi quasi contenta di ripartire.

Sempre in barca ci siamo spostati verso Bai Tu Long, la baia minore e meno famosa delle due. Qui siamo scesi su una delle isolette principali che abbiamo attraversato in bicicletta fino a raggiungere la nostra sistemazione per la notte, a casa di una famiglia locale che ci ha insegnato a preparare gli originali spring rolls vietnamiti. Purtroppo la fame ha influito negativamente nell’apprendimento della tecnica di preparazione: risultato i nostri rolls assomigliavano più a dei giganti cannelloni che al delicato antipastino che dovevano essere; per cui ci siamo dati da fare a mangiarli il più in fretta possibile per non lasciare traccia del nostro fallimento.

Black River

Rientrati al nostro campo-base di Hanoi, abbiamo fatto giusto in tempo a mangiare un boccone sugli sgabellini di plastica tipo asilo di uno dei tipici dehors improvvisati della capitale del Nord ed era già quasi ora di partire per un’altra avventura. Il fiume nero e i suoi paesaggi mozzafiato di risaie terrazzate ci aspettavano e noi non vedevamo l’ora di ripartire.

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Dopo circa 5 ore di minivan, in cui abbiamo rischiato nell’ordine di: fare un frontale, investire una mucca, scontrarci con un tir in retromarcia ed entrare nella vetrina di un negozio – tutti rischi, ci tengo a dire, alla fine scongiurati – siamo arrivati sani e salvi in una valle attraversata da un fiume circondato dalle tipiche risaie e colline ricoperte di giungla. Il tutto trapuntato da piccole palafitte di legno. Il fiume in alcuni punti si allarga talmente tanto da sembrare un lago. La prima cosa che abbiamo fatto è stata un giro in bicicletta tra le risaie, i bufali d’acqua e le vecchine curve a raccogliere il riso, fino a raggiungere una collina piuttosto dolce. Qui abbiamo abbandonato le bici e ci siamo addentrati a piedi nella giungla dietro la nostra guida che ci indicava fiori, piante e animaletti particolari. Diciamo che avrebbe potuto essere più loquace, la nostra guida, ma tutto sommato ci ha guidati in mezzo alla giungla senza perdere nessuno per strada, quindi direi che il suo lavoro l’ha fatto. A metà strada siamo stati colti da un acquazzone: per fortuna i proprietari di una piccola palafitta nelle vicinanze ci hanno invitati a ripararci da loro: eravamo una decina, fradici, infangati e non propriamente profumati, quindi sono stati veramente gentilissimi.

img_1746Giunti al villaggio siamo stati ospiti della famiglia del capo villaggio, con cui abbiamo avuto occasione di chiacchierare con l‘intermediazione della nostra guida e che ci ha intrattenuto suonando della musica locale. La palafitta era spaziosissima ma molto spartana; abbiamo domito su un materassino per terra sotto una semplice zanzariera, circondati dai rumori degli animali e della giungla. Un’esperienza indimenticabile.

Il giorno dopo abbiamo fatto un giro in barca sul fiume e ci siamo preparati il pranzo a casa di un altro abitante del villaggio, sotto la supervisione della madre del proprietario e della nostra guida.

Hanoi

imgp6036Rientrati dall’esperienza del Black River, Hanoi ci è sembrata più trafficata che mai, anche se in realtà, rispetto alle metropoli asiatiche sembra sicuramente più a misura d’uomo. Il centro non è grandissimo e in una giornata si gira facilmente a piedi. Casette basse stile cinese antico e palazzi più stile coloniale, piuttosto ben conservate, si alternano intorno a un laghetto artificiale. Rispetto alle grandi città asiatiche conserva un’atmosfera antica e decadente, forse retaggio del suo passato coloniale francese, che a noi è particolarmente piaciuta.

Ma il vero motivo per passare da Hanoi è il cibo: la città è riconosciuta come capitale gastronomica del Vietnam, un Paese con una varietà di piatti e preparazioni da far invidia alla tradizione italiana. Anche nella cucina è evidente l’influenza coloniale europea che fondendosi con la tradizione asiatica ha creato un delizioso mix di sapori, che si può gustare non solo nei ristoranti di alto livello, ma anche nei baracchini per strada.

Menzione speciale per un’altra escursione che dovrebbe essere fantastica: quella sul Delta del Fiume Rosso. Purtroppo non so darvi molte indicazioni perché noi per mancanza di tempo non siamo riusciti a farla, ma alcuni ragazzi che abbiamo incontrato ne erano entusiasti. Per chi è interessato consiglio comunque di dare un’occhiata al sito di Etnic Travel che organizza un’escursione anche in questa zona.

Post collegati: Vietnam e Cambogia; Vietnam e Cambogia #1 – Tre giorni ad Angkor Wat; Vietnam e Cambogia #3 – Due treni, tre biciclette e un battello; Vietnam e Cambogia #4 – I vizi della Capitale: caffè, skybar e crociere sul Mekong

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