Vietnam e Cambogia #3 – Due treni, tre biciclette e un battello

img_1913

Da Hanoi prendiamo il nostro primo treno vietnamita in direzione di Hue, la vecchia capitale dell’impero Nguyen. Il treno è un’ottima soluzione per risparmiare soldi e guadagnare tempo: non perché sia veloce, scordatevelo! Ma piuttosto perché viaggiando di notte potrete dedicare il giorno alle visite invece di impiegarlo negli spostamenti. Potete chiedere alle agenzie del posto di prenotarvi i biglietti: la stessa Etnic Travel offre anche questo servizio.

Hue

imgp6370Hue fu capitale dell’impero Nguyen dal 1802, quando la dinastia Nguyen decise di spostare la residenza imperiale da Hanoi a Hue nel tentativo di unificare il Vietnam del Nord con quello del Sud. A nord del Fiume dei Profumi sorge la cittadella, cinta da mura lunghe 10 km, al cui interno ancora oggi risiede parte della popolazione cittadina. Al centro della cittadella sorgono il Recinto Imperiale, che ospitava le residenze imperiali, e la città Purpurea Proibita, residenza delle concubine dell’imperatore. L’accesso alla città Purpurea Proibita era consentito ai soli eunuchi e ovviamente all’imperatore, mentre qualunque tentativo di accesso da parte di altri uomini era punito con la morte. Noi abbiamo passato un giorno intero a visitare il recinto imperiale e la cittadella circostante e devo dire che ne vale davvero la pena.

imgp6360

Il secondo giorno invece abbiamo affittato le bici e siamo andati alla scoperta dei dintorni, specialmente del lungo fiume e delle tombe imperiali come quella di Tu Duc, Dong Khan e Thieu Tri che sono abbastanza vicine tra loro. I dintorni della città sono subito molto verdi e tranquilli, una piacevole pausa dal caos delle strade cittadine.

Hoi An

img_1981Sempre con il treno abbiamo salutato Hue per spostarci verso la Venezia d’Oriente, com’è chiamata la città di Hoi An: sorge, infatti, sul delta di un fiume ed è attraversata da canali. L’atmosfera è sicuramente incantevole, specialmente nella città vecchia, dove si possono visitare le vecchie case dei ricchi commercianti cinesi, completamente restaurate. Ovviamente è molto turistica, cosa che insieme con i colori sgargianti dati dall’eccessivo restauro, contribuisce a creare quell’effetto Disneyland un po’ fastidioso.

Noi avevamo deciso di fermarci qualche giorno per approfittare anche delle belle spiagge spaziose e rilassanti. Un consiglio culinario: noi avevamo mangiato al Morning Glory Street Food Restaurant, sulla via principale del centro storico, ed eravamo rimasti molto soddisfatti dagli accostamenti particolari dolce-salato e il menù variegato. Il costo era decisamente nella media.

Cham Island

img_1963

Dopo aver letto sulla guida la descrizione di queste isolette quasi disabitate, circondate da acque cristalline e lussureggiante vegetazione poco a largo della costa di Hoi An, non abbiamo resistito e siamo partiti all’avventura.

Il battello che collega la terra ferma alle isole parte soltanto la mattina presto intorno alle 7.30-8: è il battello dei rifornimenti visto che neanche l’isola principale, img_1972l’unica abitata, è dotata dei servizi minimi come l’acqua potabile. L’energia elettrica funziona grazie a un generatore che verso le 22.00 viene staccato facendo precipitare l’isola nel buio e nel silenzio più assoluti. Una sensazione che io personalmente non avevo mai provato in vita mia e che contribuisce al fascino delle isolette. Anche solo per questo vale la pena passarci una notte. Di giorno ci sono decisamente più attività a cui dedicarsi, specialmente per gli appassionati di snorkeling o di immersioni, ma anche per chi ama fare passeggiate nella natura o rilassarsi in spiagge deserte all’ombra di un palmeto.

Unica pecca, essendo così piccola e ancora poco turistica, il cibo non è vario e stuzzicante come il Vietnam ci ha abituati: la prima sera ci siamo seduti su delle sedioline di plastica che sembravano essere il dehors di una piccola taverna familiare affacciata sul lungomare. In realtà erano di una signora che abitava in una viuzza lì vicino, cucinava direttamente a casa sua e, purtroppo, neanche troppo bene. Comunque anche per queste piccole avventure culinarie vale la pena farci un salto.

My Son

imgp6474Dopo il dolce far niente delle isole Cham, ci siamo rituffati nell’avventura archeologica visitando in giornata il sito di My Son, il più grande sito di antiche rovine del regno Champa esistente in Vietnam. Il regno Champa fu uno dei più importanti del Vietnam e toccò il suo massimo splendore intorno al IX e X secolo, quando i monarchi potevano addirittura permettersi di rivestire d’oro la sommità delle torri. Il sito di My Son è patrimonio dell’Unesco; nonostante ciò, purtroppo, è mal-conservato, anche perché durante la guerra il sito era diventato un quartier generale dei viet cong: grazie alla fitta vegetazione, offriva infatti un nascondiglio perfetto dagli aerei nemici. Ad ogni modo vale una visita, meglio se guidata, per avere un’idea degli usi delle popolazioni che hanno abitato queste terre secoli fa e di cui onestamente non sappiamo proprio nulla.

Post collegati: Vietnam e Cambogia; Vietnam e Cambogia #1 – Tre giorni ad Angkor Wat; Vietnam e Cambogia #2 – Vietnam del NordVietnam e Cambogia #4 – I vizi della Capitale: caffè, skybar e crociere sul Mekong

Annunci

One thought on “Vietnam e Cambogia #3 – Due treni, tre biciclette e un battello”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...