Canarie #1 – L’artista, la sua ossessione e la sua isola

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“Per me, era il luogo più bello della Terra. E mi resi conto che, se fossero stati capaci di vederlo attraverso i miei occhi, allora l’avrebbero pensata come me”.

César Manrique

Arrivati all’aeroporto di Guasimete sull’isola di Lanzarote, anche detta La Graciosa, per prima cosa andiamo a ritirare l’auto che abbiamo affittato online dall’Italia. Più o meno tutti gli autonoleggio offrono la possibilità di prendere l’auto a Lanzarote e lasciarla a Fuerteventura senza sovraprezzo, cosa che ci facilita di parecchio la logistica del ritorno, visto che il nostro aereo riparte proprio dall’aeroporto internazionale di Fuerteventura.

Così con il nostro nuovo bolide, nuovo per noi perché in realtà sembra avere più o meno la nostra età, partiamo in direzione di Costa Teguise, che sarà la nostra base a La Graciosa. Siamo al tramonto, ma la temperatura è gradevolissima, ci saranno 15 gradi, e con i finestrini abbassati, assaporiamo un po’ di tepore primaverile ripensando al gelo che ci siamo lasciati alle spalle.

Come ci aspettavamo Costa Teguise è un accrocchio turistico non particolarmente interessante, ma offre ristorantini e locali aperti anche in questa stagione e quindi è perfetta come campo-base.

Il giorno successivo si parte verso Nord; prima tappa: Jardín de Cactus.

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Questo giardino circolare è stato realizzato in una ex-cava seguendo le rigide direttive dell’artista César Manrique, personaggio di spicco della storia recente di Lanzarote, che ha progettato tutte le attrattive turistiche dell’isola. Manrique credeva fermamente nelle potenzialità paesaggistiche della sua Lanzarote; ne era ossessionato. Per tutta la sua vita cercò non soltanto di salvaguardarle, ma anche di enfatizzarle, per fare in modo che rispecchiassero al meglio il suo ideale estetico.

Il giardino ospita quasi 1500 varietà di cactus di qualunque colore, forma e dimensione e tutta l’architettura che lo sostiene è mimetizzata perfettamente con l’ambiente circostante, come nello stile di Manrique.

Continuando verso Nord raggiungiamo due dei luoghi più affascinanti di tutta l’isola: IMGP3421La Cueva de los Verdes e los Jameos del Agua, a un chilometro di distanza l’uno dall’altro. Entrambi i luoghi si sono originati da una colata lavica avvenuta circa 5000 anni fa, che ha creato un tubo lavico che dall’entroterra si butta in mare. Mentre scendiamo nella Cueva de los Verdes, avvolti dal nero della lava solidificata, ci sentiamo come vecchi esploratori alla ricerca di metalli preziosi, ma qui di oro e simili purtroppo non c’è nemmeno l’ombra, così ci guardiamo un po’ intorno e riemergiamo alla volta della seconda caverna. IMGP3397Los Jameos del Agua è ancora più spettacolare de la Cueva de los Verdes perché ospita la suo interno un lago blu naturale dovuto alle infiltrazioni dell’oceano durante la colata lavica. Il blu cristallino del lago unito al nero pece della lava mi torneranno in mente qualche anno dopo durante la visita ai cenotes Messicani. Ma questa è un’altra storia.
Qui a los Jameos del Agua, infatti, la natura è stata abilmente affiancata all’opera dell’uomo, anzi di un uomo in particolare, sempre il IMGP3412nostro Manrique, che fece costruire specularmente al lago una piscina artificiale che ne raddoppiasse l’impatto scenografico.
Tutto intorno posizionò alcuni bar, ristoranti e addirittura una sala concerti, trasformando così un’attrazione turistica naturale in un ambiente da vivere, sia dai turisti, sia dai locali.

Ci lasciamo alle spalle il lago blu per proseguire verso il punto panoramico più spettacolare di tutta l’isola: il Mirador del Río. Utilizzato inizialmente come postazione strategica di difesa dell’isola, fu riconvertito durante gli anni ‘70 in punto panoramico, dall’onnipresente Manrique. Paghiamo il biglietto di malavoglia – mi sembra sempre un furto far pagare per visitare i punti panoramici; in fondo fanno parte della conformazione naturale del territorio; allora tanto vale istituire un biglietto d’ingresso all’isola come con i parchi divertimento. In questo caso, però, scegliamo di affidarci a Manrique e al suo progetto per il Mirador, visto che con il Jardín de Cactus e con los Jameos del Agua non ci aveva delusi. Per fortuna, anche in questo caso il buon vecchio Manrique non ci ha presi in giro. Dalle vetrate enormi del bar interno del Mirador la vista spazia sugli isolotti vulcanici e sulla Isla Graciosa, separata da Lanzarote soltanto da un piccolo stretto. Ne approfittiamo per mangiare qualcosa mentre ci godiamo il panorama al riparo dal vento battente che spazza violento le rocce a picco sull’oceano.

Soddisfatti della nostra scelta, non ci rimaniamo troppo male quando dopo pochi minuti di viaggio, subito dopo il Guinate Tropical Park, incrociamo un altro punto panoramico completamente gratuito: ormai siamo già proiettati verso l’ultima tappa della giornata, la Caleta de Famara, dove ci aspetta un tranquillo pomeriggio in spiaggia tra libri, musica e passeggiate sulla battigia. Prima di arrivarci però, ci fermiamo in un piccolo villaggio dall’atmosfera marocchina, Haría, che domina una valle ricoperta di palme e che in tempi antichi era il luogo di villeggiatura prediletto dai canari benestanti. L’atmosfera rilassata dei vecchi che parlottano seduti ai tavolini scalcagnati di un vecchio bar ci fa pensare ai nostri borghi umbri o toscani; le piante di buganvillee che corrono sulle case di pietra hanno il profumo dell’entroterra ligure; ma lo stile nord-africano degli edifici e le palme tutt’intorno ci ricordano che non ci siamo materializzati a casa come per magia, siamo sempre saldamente ancorati al suolo canario. Ve lo avevo detto o no? Abili cammuffatori questi canari.

Post collegati: Lanzarote e Fuerteventura; Canarie #2 – Welcome to the Moon; Canarie #3 – L’inaspettato fascino di nuvole grigie e vento forte

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