Sri Lanka #3 – Indovina chi viene..per il tè

Quando arriviamo ad Haputale, dopo il viaggio in bus più provante di tutta la vacanza, siamo sfatti, sudati e impazienti di insediarci nella nostra nuova sistemazione. Purtroppo capiamo immediatamente che trovarla non sarà semplice come immaginavamo. La nostra prima scelta è lo SryLak View, alberghetto con vista mozzafiato e terrazza erbosa, consigliato dalla nostra guida. I due ragazzi che incontriamo alla stazione provano ad avvisarci: “it’s fully booked” cantilenano in coro mentre cercano di portarci alla guesthouse dei loro cugini. Ma noi non ci fidiamo e andiamo a sentircelo dire direttamente dal receptionist: “it’s fully booked”. Senza se e senza ma. Dopo un po’ di insistenza riusciamo a scucirgli che la notte successiva hanno una camera libera, ma, testardi come pochi, decidiamo di non prenotare subito. Dopotutto guesthouse segnalate dalla guida ce ne sono altre e per quella notte dobbiamo sicuramente accamparci in una di quelle, quindi che fretta c’è? Ha quindi inizio il giro delle sette chiese, finché dopo vari tentativi e quasi un’ora sul tuc-tuc ci sistemiamo alla Dias Rest White Monkey Guesthouse, a 3 km dal centro di  Haputale (tuc-tuc: h:00:15, 300 Rs), sulla strada per la fabbrica di tè Lipton. Scottati dalla ricerca estenuante prenotiamo subito il prenotabile (2 notti), anche se la camera che ci assegnano è tutta sottosopra perché la stanno rifacendo: niente lenzuola, ma a questo siamo preparati grazie al nostro mitico sacco-lenzuolo Decathlon e soprattutto, niente rubinetto del bagno e sciacquone difettoso. Il costo, però, è talmente modico che ci facciamo andare bene tutto. In più la famiglia è simpatica e la vista sulle piantagioni di tè è spaziale: le piante di tè si mischiano al resto della vegetazione dando vita a un verde intenso che ricopre tutte le montagne circostanti e degrada pian piano verso valle fino a scomparire nelle pianure più secche. Il silenzio intorno a noi è quasi inquietante: ogni piccolo animaletto sotto le foglie ci sembra un cobra pronto a tenderci un velenoso agguato. La cena, preparata dalla nostra famiglia adottiva singalese, sembra l’inizio di una barzelletta: “allora ci sono un singalese, un seicellese, un francese e due italiani seduti a tavola”. Non appena arriva la razione di riso con curry, però, tutti gli argomenti intavolati cadono e ci buttiamo con la testa nel piatto senza troppi salamelecchi. 

Il mattino seguente, belli riposati, partiamo verso la fabbrica Lipton e il Lipton’s seat, ossia la cima dove si rifugiava Sir Thomas Lipton ad ammirare i suoi possedimenti. 1407565684077Qui probabilmente avrà escogitato le strategie di mercato che l’avrebbero portato a essere uno dei colossi mondiali della produzione e commercio di tè. Oppure ci veniva soltanto a riempirsi gli occhi di quel verde intenso intervallato dal bianco solido delle nuvole, così raro da queste parti
e che tanto gli ricordava la sua amata brughiera inglese.
La fabbrica Lipton è molto interessante: il tour guidato ci racconta il processo di trasformazione del tè dalla raccolta delle foglie, alla selezione fino all’essiccazione che porta alla differenziazione delle diverse qualità. Alla fine compriamo anche un souvenir goloso da gustare nel freddo autunno torinese.

Al ritorno a piedi verso la guesthouse ci aspetta una sorpresa avventurosa: a metà strada vicino a un villaggetto ci sorprende un temporale. Una bambina ci vede in difficoltà e ci offre ospitalità a casa sua. Non vogliamo disturbare, ma non abbiamo scelta, siamo sotto la pioggia battente. In più siamo curiosi di vedere la casa di una tipica famiglia singalese: sì è vero la nostra guesthouse è già parecchio tipica, ma i nostri padroni di casa sono abituatissimi agli stranieri, visto che il turismo sta diventando la loro attività principale. L’esperienza è surreale: noi seduti sul divano, fradici, rigorosamente senza scarpe, a sorridere ai nostri salvatori intenti a rendere il nostro soggiorno, per quanto breve, il più piacevole possibile. Per prima cosa ci offrono il tè, qui lo servono con il latte, e poi accendono la televisione per farci vedere il video della processione del villaggio al tempio, con sottofondo di cantilena buddhista. La madre la vediamo solo per un momento: è intenta a preparare il pranzo, così noi siamo intrattenuti dai due figlioletti super sorridenti. Non vogliamo approfittare troppo della loro ospitalità quindi non appena la pioggia cala, salutiamo, lasciamo un regalo per i bambini e ci avviamo verso casa.

Il giorno dopo ci spostiamo allo SriLak View, visto che la sera prima siamo riusciti a prenotare al volo una camera su Agoda.  La descrizione su Lonely ci ha affascianto così tanto che non stiamo più nella pelle. Quando arriviamo, però, delusione: sono sinceramente sorpresi del nostro arrivo, ci sembrano colti alla sprovvista. Dopo aver confabulato tra loro qualche minuto ci assegnano una stanza nello scantinato e, quel che è peggio, proprio di fianco alla Moschea che ci sveglierà amabilmente all’alba per i successivi giorni. IMG_3031Cambiare stanza non si può, è tutto “fully booked” e quindi niente camera con vista per noi. Alla fine ci adattiamo visto che la great view ce la possiamo godere anche dalla terrazza erbosa dell’albergo. Il giorno dopo ce lo prendiamo di relax: terrazza erbosa, musica e letture. Verso sera incontriamo due spassosissimi ragazzi che diventeranno i nostri compagni di viaggio per i giorni successivi: Luiss e Brandon, due personaggi da film. Chiaramente surfisti, chiaramente uno australiano e l’altro newyorkese, chiaramente vite pazzesche del genere insegnante-di-scuba-diving-che-gira-per-il-mondo-rincorrendo-l’estate e ex-broker-di-Wall-Street-che-lascia-la-finanza-senza-cuore-per-insegnare-arte-in-un-istituto-di-moda-di-NewYork. Il tutto condito da un umorismo e un’ironia rari nonché una notevole faccia da culo. Rimaniamo talmente affascinati, dalle loro storie, dalle loro vite, dal modo di affrontare ogni situazione con semplicità disarmante, che quando ci divideremo dopo soli 2 giorni e mezzo, sentiremo quel tipico vuoto da abbandono che si prova quando ci si separa da qualcuno che ci ha toccati nel profondo, lasciandoci sballottati, arricchiti e grati.

Post collegati: Sri Lanka; Sri Lanka #1 – Com’è cominciata; Sri Lanka #2 – “E ricorda, un elefante non dimentica niente!”; Sri Lanka #4 – I Denti finti del Buddha; Sri Lanka #5 – STUPAAAAA!!!

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