Malaysian Life #1 – Miti da sfatare e piccole conferme

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13/11/2015 – Sono atterrata all’aeroporto di Kuala Lumpur dopo poco più di 13 ore di volo, senza contare lo scalo a Istanbul. La Malesia è lontana. Non che prima non lo sapessi, ma dopo 13 ore di volo completamente da sola, l’informazione, da pura e semplice, si fa consapevolezza profonda.

Per fortuna agli Arrivi dell’aeroporto internazionale, che in in un futuro non troppo lontano avrei rivisitato innumerevoli volte, mi aspetta Chiara, con cui ho lavorato più di un anno prima a Torino. Insieme a lei c’è buona parte dello staff Relazioni Internazionali dell’Università di Kuala Lumpur, anche detta UniKL. Il benvenuto è caloroso: tutti sorridono, sembrano sinceramente contenti di avermi lì, si presentano come pura formalità e ho già la sensazione di far parte di un gruppo. In realtà, loro sono lì perché aspettano un collega che non si è sentito bene durante un viaggio di lavoro e, coincidenza, arriva con un volo quasi contemporaneo al mio. Ma io questo non lo posso sapere, e menomale, perché in quel momento il mio cuore si allarga e i nervi si distendono: sì, casa mia è lontana, ma questo posto mi accoglie in un modo quasi familiare.

Usciamo dalla bolla condizionata degli Arrivi dell’aeroporto e tutti i miei pori si preparano al famigerato caldo-umido equatoriale. Ha anche smesso di piovere da poco, cosa che normalmente nel Sud-Est Asiatico significa temperatura percepita “Hammam”. Assecondo i pori e mi preparo anche psicologicamente all’impatto con il muro di umidità: se voglio vivere ai tropici a questo dovrò abituarmi in fretta – mi ripeto nella mente. Varco la porta a vetri dell’uscita e, sorpresa, mi ritrovo a pensare alle sere d’estate a Torino. Sarà colpa del cambiamento climatico, ma la differenza non è poi così marcata. L’effetto più evidente è l’uso moderato dell’aria condizionata nei luoghi chiusi: nell’auto che ci porta in centro si sta benissimo e, ora che ci penso, anche dentro l’aeroporto non c’era il gelo tipico dei condizionatori a mille (questo giudizio lo rivedrò in seguito, ma non voglio anticiparvi nulla!).

Quando io e Chiara entriamo nel Mall interno delle Petronas per mangiare un boccone, la sensazione è la stessa: si sta bene! Mangiamo in un ristorantino malesiano consigliato dai colleghi di Chiara: cibo ottimo ed economicissimo, spendiamo 10 euro in due nell’ombelico di Kuala Lumpur. Per una golosona come me la cosa non può che portare alle stelle l’umore già alto. L’inizio è veramente a bomba!

Rientro in stanza sovrappensiero, tutta emozionata per queste belle sorprese che mi ha riservato la mia prima serata a Kuala Lumpur e quasi non mi accorgo del bacarozzo che mi taglia la strada trotterellando pacioso da una parte all’altra della camera. Corro a chiudere tutti i bagagli per evitare spiacevoli incontri futuri, ma sono ancora sorprendentemente di buon umore: gli insetti qui la fanno da padrone, lo sapevo che questi incontri sarebbero stati quasi quotidiani, quindi sarà meglio abituarsi in fretta!

Con la coda dell’occhio, intanto, intercetto lo specchio dell’armadio: ditemi che quella massa informe marrone NON sono i miei capelli! Dov’è finito il mio caschetto alla francese? E soprattutto, da quanto tempo sto andando in giro con un furetto addormentato sulla testa?? Nemica umidità, tu non mi piegherai: missione di domani, comprare una piastra per capelli e che sia buona!

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