Vietnam e Cambogia #4 – I vizi della Capitale: caffè, skybar e crociere sul Mekong

“Stiamo dunque attraversando un braccio del Mekong, sul traghetto tra Vinhlong e Sadec, nella grande pianura di fango e di riso del sud della Cocincina, la pianura degli Uccelli.

Scendo dall’autobus, mi avvicino al parapetto, guardo il fiume. Mia madre mi dice a volte che mai, in tutta la vita, vedrò fiumi belli come questi, grandi, selvaggi come il Mekong e i suoi bracci che scendono verso gli oceani, distese d’acqua che spariscono nelle profondità degli oceani. Nel paesaggio piatto a perdita d’occhio questi fiumi scorrono veloci, si riversano in mare come se la terra si inclinasse.”

L’Amante – Marguerite Duras

Saigon

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Ho Chi Minh City, o Saigon, se vogliamo chiamarla con il suo elegante nome più antico, è, come ci si aspetterebbe da una capitale, effervescente e dinamica, ricca di contrasti con i suoi palazzi storici e grattacieli avvenieristici, musei a ricordo degli eventi tragici che hanno caratterizzato il Paese nel recente passato e un’aria frizzante di continuo fermento che la proietta dritta verso il futuro. Anche i riferimenti cinematografici sono ovunque: per esempio uno dei locali più conosciuti è l’Apocalypse Now.

Per me, però, rimarrà per sempre la città dove ho scoperto il caffè vietnamita: una prelibatezza declinata in innumerevoli varianti, ma con delle caratteristiche note di cioccolato che, unite alla dolcezza del latte condensato e al sapore deciso del caffè, ti avvolgono in un momento di lussuria vera. Sì nella mia mente di ghiottona la gola e la lussuria vanno di pari passo, è così. Questo caffè ve lo servono praticamente in tutti i bar e i ristoranti di Saigon: c’è addirittura una catena di caffetterie, Trung Nguyen Coffee, che serve tra le altre cose il leggendario ca phe chon, i cui chicchi vengono recuperati integri dalle feci delle donnole; se vi interessa provarlo chiedete del n. 8, ma vi avviso che è il più caro tra tutte le varietà. Nel piccolo shop adiacente, invece, si può comprare il caffè macinato o in chicchi e il bricchetto apposito per la preparazione; scordatevi pure la nostra moka.

Chiaramente non si vive di solo caffè, quindi tra una pausa in caffetteria e l’altra siamo riusciti anche a visitare un po’ la città. Uno dei modi migliori di ammirarla è imgp6577sicuramente sorseggiare un drink in uno degli innumerevoli Skybar all’ultimo piano di hotel e grattacieli del centro. Noi siamo stati al Saigon Saigon, all’ultimo piano del Caravelle Hotel, con tavolini anche all’aperto e una vista com’è d’obbligo mozzafiato. Peccato per i drink che assomigliavano più a succhi di frutta. Ho poi scoperto, girando un po’ fuori dall’Italia, che la cosa è piuttosto comune, specialmente in Asia, dove onestamente la tradizione dei cocktail non esiste.

Questa zona è anche ricca di negozietti di artigianato e antiquariato: proprio uscendo dal Caravelle Hotel, al 48 di Đông Du Street, noi siamo incappati nel Tara and Kys Art Gallery, un negozietto molto interessante dove abbiamo comprato una stampa in stile fumetto raffigurante la vecchia Hanoi, che ancora oggi troneggia nel nostro minuscolo salottino.

Di giorno, invece, abbiamo deciso di perderci tra le viuzze della vecchia Saigon, seguendo uno degli itinerari proposti dalla nostra fedele Lonely Planet. Siamo partiti dal mercato di Ben Thanh, il mercato più famoso della città: è certamente una delle attrazioni turistiche più visitate e, per questo, in quanto a veridicità non è neanche imgp6552lontanamente paragonabile ai mercatini che avevamo visitato nella zona del Black River. Nonostante questo resta interessante per il contrasto tra la posizione iper-centrale tra i grattacieli e la tipica aria decadente delle bancarelle rumorose, multicolore e addossate l’una all’altra. In più si possono trovare i frutti più disparati e deliziosi, tra cui anche il famigerato Durian, quello dalla tipica forma a pallone da football e il sapore di formaggio: se non avrete il coraggio di provarlo consolatevi ricordando che anche i locali o lo amano alla follia o lo detestano imperituramente; con il Durian non esistono mezze misure! Noi per non sbagliare, abbiamo ripiegato su rambutan, dragon fruit e mango, pur sempre esotici, ma più vicini alla nostra idea di frutta.

Poi, visto che ci affascinano i fiumi e i canali che attraversano le città, ci siamo diretti verso il lungo-fiume: se avete visto quello di Bangkok probabilmente rimarrete delusi, visto che le rive del fiume non sono ricche di negozietti e localini, almeno in questo punto, e in più la strada principale corre proprio lì accanto, caotica e rumorosa.
Siamo rientrati quasi subito verso l’interno alla ricerca del Teatro Municipale, un maestoso palazzo coloniale in stile belle époque, e della statua di Ho Chi Min, che ancora oggi è talmente amato dai vietnamiti da essere raffigurato praticamente ovunque, specialmente a Saigon. Per dirne una, nell’edifico che ospita le Poste Centrali, progettato da Gustave Eiffel, sì proprio quello della torre parigina, è appeso un enorme mosaico raffigurante il leader rivoluzionario, circondato da mappe storiche sul Vietnam del Sud.

Il nostro giretto si è concluso al ristorante Hoa Tuc, a pochi minuti a piedi dal Palazzo del Comitato del Popolo. Il locale si trova in un cortile interno, un po’ nascosto, che vi farà dimenticare i rumori cittadini. I calamaretti con salsa al tamarindo erano spettacolari, come anche il caffè vietnamita, una spanna sopra quello più industriale della catena Trung Nguyen Coffee.

Delta del fiume Mekong

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Dopo solo un giorno e mezzo speso a rifamiliarizzare con il contesto urbano, abbiamo sentito nuovamente il richiamo della natura, che vicino a Saigon non può che tradursi in un’escursione sul delta del Mekong: dopo aver girato come dei dannati tra le migliaia di agenzie turistiche che offrono gli stessi identici pacchetti e aver letto svariate recensioni su internet, abbiamo optato per un 2 giorni/1 notte offerto dall’agenzia Innoviet.

Siamo partiti con il battello per raggiungere la sponda più selvaggia del fiume dove abbiamo continuato tra canali, giunchi e palme con una barchetta a remi fino ad
arrivare nella zona di Vinh Long, dove una famiglia del luogo ci ha ospitato per pranzo. Nel pomeriggio abbiamo fatto un bel giro in bicicletta passando tra canali, pagode e villaggi tipici fino all’ora di cena, quando siamo rientrati per aiutare i nostri padroni di casa a cucinare per tutti. Dopo cena, esausti, ci siamo addormentati di sasso nel nostro bunker: onestamente non si poteva definire camera, visto che eravamo rinchiusi dentro un cubo di cemento armato con tetto di lamiera su cui si sentivano correre gli animali, che voglio pensare non fossero ratti.

Il giorno dopo sulla via del ritorno, ci siamo fermati per visitare un mercato galleggiante, imgp6737che purtroppo è stata una delusione: mi ha dato l’impressione di essere stato quasi ricreato apposta per i turisti: un peccato.

Con il senno di poi e paragonandolo ai tour che abbiamo fatto nel Nord del Vietnam, forse una giornata poteva essere sufficiente. Nonostante questo continuo a pensare che dei piccoli compromessi a volte sono necessari per riuscire a immergersi anche solo per poche ore e in un contesto edulcorato, nella vita delle persone che giorno dopo giorno abitano quei luoghi e che contribuiscono a plasmarli.

Così è finita la nostra prima avventura asiatica e devo dire che ci resterà per sempre impressa nella memoria.

E a voi quale parte del viaggio ha intrigato di più? Scrivetemelo nei commenti qui sotto.

Al prossimo viaggio!

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