Canarie #2 – Welcome to the Moon

Un giorno intero; è questo il tempo che abbiamo impiegato per girare in lungo e in largo il Parque Nacional del Timanfaya, una spettacolare distesa di rocce nere di lava fusa, vulcani e montagnole varie di circa 50 kmq. Dal centro del Timanfaya alla fine del 1700 iniziò l’eruzione vulcanica più spaventosa della storia dell’isola che durò 6 anni in tutto e si lasciò alle spalle terra nera, brulla, nuove montagne e nulla più. La camera di magma bollente da cui si scatenò tutto questo, lungi dall’essersi spenta, è ancora oggi attivissima a soli 4 km dalla superficie, cosa che interferisce con la proliferazione di vegetazione, se si escludono coraggiosissimi licheni evidentemente amanti delle temperature infernali.

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Dopo il giro in autobus di 14 km attraverso la Ruta de los Vulcanos non sono andata troppo lontana dallo scoprire come si doveva essere sentito Neil Armostrong quando, ancora al sicuro dentro l’Apollo 11, guardava la distesa di rocce lunari di fronte a sé aspettando di metterci piede per la prima volta. Quella centenaria desolazione tutt’intorno ti fa sentire così estraneo, così temporaneo, da voler scappare lontano il prima possibile, preferibilmente verso un enorme supermercato affollato. Allo stesso tempo, però, lo strano fascino che soltanto i disastri naturali, anche vecchi di secoli, sanno emanare, ti tiene inchiodato al sedile dell’autobus, tanto che quasi ti dispiace che il giro duri solo mezz’oretta.

Quella sera al ritorno dal parco, per riprenderci da tutta quella desolazione naturale, ci siamo concessi un piccolo lusso: una cenetta rilassata al ristorante Hesperides, dentro una delle case tradizionali della cittadina di Teguise. Il locale dall’atmosfera marocchina è gestito da un canario e un francese e propone una cucina fusion ricercata che spazia dal pesce alla carne, ai formaggi di capra.

La costa Occidentale

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Il giorno dopo, appena arrivati allo stagno verde, il Charco de los Clicos, su una delle spiagge nere più selvagge del’isola, la prima cosa che pensiamo è che mai nella vita ci sarebbe passato per la testa di fare il bagno nello stagno, che sembra un esperimento scientifico mal riuscito della centrale nucleare del Signor Burns. Eppure qualcuno prima di noi avrà pensato fosse un’ottima idea tuffarsi in quelle acque verde evidenziatore, visto che hanno dovuto addirittura recintarlo per impedire alla gente di avvicinarsi troppo. Ma gente spericolata ce n’è parecchia e, infatti, non appena giriamo lo sguardo verso l’oceano vediamo un ragazzo che a mani nude, si sta arrampicando su una roccia alta almeno 2 piani che sembra un meteorite caduto dal cielo proprio a segnare il confine tra la spiaggia e l’oceano. Restiamo a guardarlo finché non arriva in cima e senza neanche un urletto di soddisfazione si siede a rimirare le onde create dalle correnti. Non restiamo per vedere la discesa, che tra l’altro sembra più insidiosa della salita: siamo già in macchina in direzione Salinas de Janubio, che formano un’enorme scacchiera a cielo aperto, e Punta del Papagayo, l’estremità sud orientale dell’isola.

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Mi sono sempre piaciuti da matti i fari e in generale le appendici di terra ultimo baluardo solido prima dello sconfinato blu dell’oceano. In questo viaggio ne vedremo tanti di luoghi come questi e Punta del Papapgayo non fa eccezione: la strada asfaltata che a poco a poco lascia il posto a un sentiero sconnesso e polveroso, la vegetazione che scarseggia a mano a mano che ci avviciniamo alla punta e il vento che senza ostacoli diventa sempre più forte e profumato di mare.

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Penso a quanti sentimenti contrastanti avrà provocato questo luogo nei secoli agli abitanti dell’isola; tra terrore per l’ignoto e quella spinta curiosa a conoscere cosa c’è al di là dell’oceano. Tra il coraggio di andare, di superare i limiti imposti dalla geografia e il coraggio di restare e affrontare le sfide poste dall’isola stessa, sapendo che fallire è morire. Gente dura, questi isolani, gente che non si arrende.

Post collegati: Lanzarote e Fuerteventura; Canarie #1 – L’artista, la sua ossessione e la sua isola; Canarie #3 – L’inaspettato fascino di nuvole grigie e vento forte

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