Malaysian Life #2 – Se piaci al proprietario, qualunque prezzo è possibile!

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28/11/2015 – Sono passate due settimane esatte dal mio atterraggio sul suolo malese. Ho comprato la piastra per capelli, un fohn e un set per la manicure. Ma questa è solo una minima parte dei cambiamenti che ho affrontato in queste prime settimane da expat.

Innanzitutto, dopo solo una settimana ho trovato la casa dei miei sogni asiatici. Ha tutto: accogliente, luminosa, vicino al centro e all’ufficio, sul tetto ha una palestra e una piscina con vista sulle Petronas – unica pecca: i fiori finti sparsi per tutta casa, a cui sto disperatamente cercando di abituarmi. Ma soprattutto posso permettermela! Questa è la cosa fantastica dell’Asia: generalmente è tutto abbastanza economico e se sai contrattare, riesci a spuntare prezzi per noi occidentali impensabili!

Io chiaramente a contrattare sono una capra e quindi ho lasciato a Charlotte, l’agente immobiliare che mi ha fissato l’appuntamento per vedere la casa, l’arduo compito. Lei da buona cinese-malese come prima cosa mi ha detto: “se piaci al proprietario, qualunque prezzo è possibile!”. In quel momento ho capito che era la donna che faceva per me.

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E non mi sono sbagliata per nulla. Diciamo anche che sono stata molto fortunata, visto che i proprietari di casa mia sono tra le persone a me estranee più premurose che io abbia mai conosciuto. Mi danno consigli culturali su come trattare con gli asiatici in ufficio; si preoccupano che esca da sola la sera e mi fanno raccomandazioni che neanche i miei genitori; si materializzano a casa prima di cena solo per consegnarmi tonnellate di utensili da cucina e oggetti d’arredamento nuovi di zecca. Io non ho mai affittato casa, ma questo comportamento mi sembra a dir poco raro. Credo, anzi ormai ne ho la certezza, che i miei padroni di casa mi abbiano spiritualmente adottato.

Intanto ho anche cominciato a lavorare nel nuovo ufficio. Giudizi lavorativi a parte – è ancora troppo presto e non ho elementi sufficienti – una cosa l’ho capita; e l’ho capita esattamente alle 14.30 del mio terzo giorno di lavoro, durante un brainstorming d’ufficio: ai Malesi piace mangiare. Ma non nel senso ricercato, quasi hipster, che intendiamo noi – e con noi intendo noi italiani. I Malesi non sono alla ricerca della prelibatezza introvabile, nè dell’armonia perfetta creata con sapori contrastanti. Loro sono bulimici. Mangiano ossessivamente, senza soluzione di continuità, passando dalla colazione alla pausa di metà mattina, al pranzo, alla pausa di metà pomeriggio, alla cena, il tutto inframmezzato da montagne di snack di ogni varietà.

A cuor leggero. Per quanto riguarda lo stomaco sto ancora cercando di capire.

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Malaysian Life #1 – Miti da sfatare e piccole conferme

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13/11/2015 – Sono atterrata all’aeroporto di Kuala Lumpur dopo poco più di 13 ore di volo, senza contare lo scalo a Istanbul. La Malesia è lontana. Non che prima non lo sapessi, ma dopo 13 ore di volo completamente da sola, l’informazione, da pura e semplice, si fa consapevolezza profonda.

Per fortuna agli Arrivi dell’aeroporto internazionale, che in in un futuro non troppo lontano avrei rivisitato innumerevoli volte, mi aspetta Chiara, con cui ho lavorato più di un anno prima a Torino. Insieme a lei c’è buona parte dello staff Relazioni Internazionali dell’Università di Kuala Lumpur, anche detta UniKL. Il benvenuto è caloroso: tutti sorridono, sembrano sinceramente contenti di avermi lì, si presentano come pura formalità e ho già la sensazione di far parte di un gruppo. In realtà, loro sono lì perché aspettano un collega che non si è sentito bene durante un viaggio di lavoro e, coincidenza, arriva con un volo quasi contemporaneo al mio. Ma io questo non lo posso sapere, e menomale, perché in quel momento il mio cuore si allarga e i nervi si distendono: sì, casa mia è lontana, ma questo posto mi accoglie in un modo quasi familiare.

Usciamo dalla bolla condizionata degli Arrivi dell’aeroporto e tutti i miei pori si preparano al famigerato caldo-umido equatoriale. Ha anche smesso di piovere da poco, cosa che normalmente nel Sud-Est Asiatico significa temperatura percepita “Hammam”. Assecondo i pori e mi preparo anche psicologicamente all’impatto con il muro di umidità: se voglio vivere ai tropici a questo dovrò abituarmi in fretta – mi ripeto nella mente. Varco la porta a vetri dell’uscita e, sorpresa, mi ritrovo a pensare alle sere d’estate a Torino. Sarà colpa del cambiamento climatico, ma la differenza non è poi così marcata. L’effetto più evidente è l’uso moderato dell’aria condizionata nei luoghi chiusi: nell’auto che ci porta in centro si sta benissimo e, ora che ci penso, anche dentro l’aeroporto non c’era il gelo tipico dei condizionatori a mille (questo giudizio lo rivedrò in seguito, ma non voglio anticiparvi nulla!).

Quando io e Chiara entriamo nel Mall interno delle Petronas per mangiare un boccone, la sensazione è la stessa: si sta bene! Mangiamo in un ristorantino malesiano consigliato dai colleghi di Chiara: cibo ottimo ed economicissimo, spendiamo 10 euro in due nell’ombelico di Kuala Lumpur. Per una golosona come me la cosa non può che portare alle stelle l’umore già alto. L’inizio è veramente a bomba!

Rientro in stanza sovrappensiero, tutta emozionata per queste belle sorprese che mi ha riservato la mia prima serata a Kuala Lumpur e quasi non mi accorgo del bacarozzo che mi taglia la strada trotterellando pacioso da una parte all’altra della camera. Corro a chiudere tutti i bagagli per evitare spiacevoli incontri futuri, ma sono ancora sorprendentemente di buon umore: gli insetti qui la fanno da padrone, lo sapevo che questi incontri sarebbero stati quasi quotidiani, quindi sarà meglio abituarsi in fretta!

Con la coda dell’occhio, intanto, intercetto lo specchio dell’armadio: ditemi che quella massa informe marrone NON sono i miei capelli! Dov’è finito il mio caschetto alla francese? E soprattutto, da quanto tempo sto andando in giro con un furetto addormentato sulla testa?? Nemica umidità, tu non mi piegherai: missione di domani, comprare una piastra per capelli e che sia buona!

Malaysian Life

Menara2

“Io voglio andare” ho sussurrato subito prima di addormentarmi tra le braccia di Marco in una notte calda dell’estate balinese. Era ferragosto ed eravamo rientrati da poco da una serata di danze tradizionali nel centro della cittadina di Ubud.

E lui mi ha stretta più forte.

In quell’abbraccio ho sentito la paura di perdermi, la determinazione a supportarmi in un cambio di vita che sognavamo per noi due da tanto tempo, la speranza di potermi seguire presto e un pizzico di invidia per quell’avventura che avrei quasi certamente incominciato da sola.

Anche grazie a quell’abbraccio, quella sera ho avuto la certezza che sarei andata, mi sarei trasferita, non troppo lontano dai templi balinesi, ma lontanissimo da tutto quello che era stata la mia vita fino a quel momento: la prossima destinazione sarebbe stata Kuala Lumpur, Malesia.

Mi avevano fatto un’offerta di lavoro interessante; io avevo bisogno di un cambiamento forte in un momento in cui mi sembrava che la routine avesse preso il controllo della mia vita. Una routine che, evidentemente, mi stava stretta. Detto fatto, mi sono licenziata, ho salutato gli amici, la mia famiglia, ho buttato quello che potevo in una valigia, uno zainone e un trollino e ho preso due aerei verso un futuro incerto, spaventoso e maledettamente eccitante.

Vista da casuccia KL

Come avrete capito, Malaysian Life vuole essere un racconto di quello che ho vissuto nel mio meraviglioso anno a Kuala Lumpur, i posti che visto, le persone e la vita che ho incontrato. Con un po’ di ironia e di nostalgia per un posto che non capirò mai, che a volte mi ha fatto impazzire, ma che porterò sempre nel cuore.

Se questo piccolo intro vi ha stuzzicato, non perdetevi i prossimi episodi!