Messico #1 – Non puoi snobbare la capitale!

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Cosa ci aspettiamo da Città del Messico? Non molto in realtà. E infatti decidiamo di passarci solo 2 giorni e ripartire subito dopo verso il Chapas, la zona che più ci stuzzica di questo nostro itinerario messicano. Ma la capitale ci mostra immediatamente il suo lato migliore e ci costringe a cambiare idea. Non appena scendiamo in strada in direzione Catedral Metropolitana e Templo Mayor ci imbattiamo nell’equivalente messicano dei nostri bar all’ora della colazione: fullsizeoutput_131esenza neanche accorgerci veniamo inglobati in una coda disordinata di impiegati, operai e studenti che attendono impazientemente il loro taco ripieno mattutino, da una bancarella in mezzo alla strada. Abbiamo appena fatto colazione in hotel, ma senza neanche accorgercene siamo già a metà di una lunghissima coda disordinata, talmente sono veloci, questi della bancarella, a distribuire taco bollenti. E gli occhi soddisfatti di quelli che se ne sono già accaparrato uno non mentono: devono essere deliziosi! Mentre camminiamo strapieni verso la Cattedrale, pensiamo che l’accoglienza non poteva essere migliore.

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Quello che ci colpisce della Cattedrale, non è l’imponenza, quella è tipica di tutte le cattedrali; né l’atmosfera seriosa, quella è tipica della maggiorparte dei luoghi di culto. Quello che ci folgora come un fulmine prima ancora di entrare dai portoni di legno scuro è la vicinanza impressionante con il Templo Mayor, il tempio più importante dell’antica capitale azteca di Tenochtitlan, le cui rovine sono oggi uno dei siti archeologici principali di Città del Messico. Il presente e il passato della città sono uno di fianco all’altro, segni visibili della storia che ha attraversato questi luoghi. Anzi delle storie: la storia opulenta delle civiltà pre-colombiane, quella dolorosa della conquista spagnola e quella dell’equilibrio precario in cui vivono oggi le varie anime che compongono il Messico moderno. La stessa folgorazione l’avremo anche in Chapas, quando vedremo le famiglie Maya della zona impegnate in riti quasi pagani all’interno della chiesa cristiana di San Juan Chamula. Passato e presente talmente intrecciati, che è quasi impossibile distinguerli.

Mentre ci allontaniamo dal passato antichissimo del Templo Mayor, le grida del signor Alfonso, uno dei tanti venditori delle tiendas ai lati della strada, ci riporta al presente: si

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sta rivolgendo proprio a noi, anzi proprio a me, invitandomi a prendere il suo posto di banditore di delizie messicane per qualche minuto, mentre riposa il vocione! Accetto la sfida impavida, anche contando sul fascino della straniera, ma, ahimè, non reggo il confronto con il signor Alfonso che, dopo poco riprende il suo posto, senza nascondere un sorrisetto soddisfatto sotto i baffi. In cambio dei miei servigi comunque ci accaparriamo degli spuntini niente male e con il palato stuzzicato per bene siamo pronti a proseguire la nostra esplorazione della città: direzione Palacio Nacional.

Il Palacio Nacional è un altro esempio di contaminazione tra la tradizione indigena messicana e quella dei conquistadores europei. L’edificio è chiaramente iberico, mi

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ricorda quasi il Mosteiros de Jeronimos di Lisbona. I murales che impreziosiscono le sue pareti, invece, ripercorrono tutta la storia messicana, partendo ovviamente dalle civiltà pre-colombiane, con uno stile netto, quasi fumettistico che non è comune nella tradizione pittorica europea. O almeno questa è la sensazione che ho io, mentre cammino nella sua elegante corte interna.

Il giorno dopo lo dedichiamo interamente all’escursione più popolare tra tutte quelle disponibili a Città del Messico: le rovine di Teotihuacan, la città dove sono nati gli Dei. La popolazione Nahua, addirittura credeva che fosse il luogo da cui gli Dei avevano creato tutto l’universo. E in effetti, la vista dalla cima dei templi principali, quello del Sole e quello della Luna, lascia facilmente immaginare quanto doveva essere vasta questa città, mentre dai suoi murales perfettamente preservati, capiamo quanto doveva essere ricca e abbagliante, nel suo momento di massimo splendore.

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Uno splendore e un’eleganza che il Messico non ha più visto nemmeno sotto i conquistadores europei, che in fondo non erano altro che mercenari guidati dalla sete di ricchezza e avventura. Non erano certo interessati ad abbellire finemente le proprie residenze messicane! Restiamo a bighellonare a Teotihuacan per tutto il giorno, riempiendoci gli occhi di quella bellezza così distante da quello che ci è familiare e quando arriva l’ora di tornare in hotel, quasi ci dispiace dover ritornare alla realtà. Ci consoliamo pensando a tutti i templi Maya che ci aspettano nella seconda parte del viaggio e andiamo a dormire impazienti di partire per la meta successiva: San Cristobal de las Casas tra le montagne del Chapas.

Al prossimo episodio!

Post collegati: Messico – Chiapas e Yucatán; Messico #2 – TBD; Messico #3 – TBD; Messico #4 – TBD

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Messico – Chiapas e Yucatán

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Questo è stato un viaggio di avvicinamento. Avvicinamento al continente sud-americano, dove non avevamo mai messo piede prima, e a un Paese, il Messico, che più di ogni altro, nelle nostre menti di italiani post-Puerto Escondido, si identifica con la ricerca della libertà, la scoperta di una vita radicalmente nuova, scandita da ritmi più umani. Ma soprattutto con il raggiungimento di quella consapevolezza profonda che ci aiuta a stabilire cosa è veramente importante per noi stessi, al di là di ogni aspettativa sociale.

Avvicinamento, dunque. Perché, ovviamente, nelle nostre 2 misere settimane di vacanza non abbiamo avuto nessuna illuminazione trascendentale riguardo questi temi così profondi; non abbiamo fatto in tempo! Eravamo troppo presi dalle faticosissime scarpinate per raggiungere le vette dei templi Maya disseminati nella giungla messicana al confine con il Guatemala. O dalle traversate al cardiopalma del Cañon del Sumidero, dove gli alligatori affamati, sempre allerta nelle profondità delle acque melmose, non aspettavano altro che il passo falso di qualche incauto turista. Oppure ancora, dalle discese nelle profondità di caverne buie, tagliate solo da sottili lame di luce, dove poterci rinfrescare tra le acque limpide dei cenotes sotterraei. Il tutto intervallato da lunghi spostamenti in aereo, autobus e traghetto, che ci hanno portato da Città del Messico fino a Isla Mujeres, passando per il Chiapas e lo Yucatán. Trovate la mappa dell’itinerario di viaggio qui.

Molto ancora ci sarebbe piaciuto vedere, da Puebla nel Nord del Paese, che si dice sia la cittadina da dove vengono tutti i cuochi messicani degli Stati Uniti, a Oaxaca, la capitale gastronomica del Messico, fino a Puerto Escondido, perché no, e a Boca del Cielo, località ancora più sperduta e incontaminata della costa pacifica messicana, destinazione dei protagonisti del film Y tu mamá, también di Alfonso Cuarón.

Ma come dicevo, questo è stato solo un avvicinamento.

Forse la prossima volta, percorrendo una strada polverosa che taglia il deserto messicano in direzione oceano Pacifico, saremo colti da quell’illuminazione profonda che fa vacillare le certezze e fa rimettere in discussione tutta la vita e che il Messico, grande Paese di frontiera, di conquista, dovrebbe ispirare.

Scheda del Viaggio

Quando: Aprile 2014

Durata: 2 settimane

Con chi: Marco, Sara e Luigi

Guida: Lonely Planet

Moneta: Peso Messicano

Film: Y tu mamá, también

Must see: Cañon del Sumidero, Chichen Itza, Cenotes, Isla Mujeres

Accessori indispensabili: pantaloni accorciabili; cappello a tesa larga e spirito d’avventura

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