Sri Lanka #4 – I Denti finti del Buddha

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Da Haputale a Kandy non si può non andare in treno (210 Rs). La tratta è una delle più affascinanti di tutto lo Sri Lanka. Passa attraverso le montagne e costeggia le piantagioni di tè offrendo panorami pazzeschi anche per me che soffro un po’ di vertigini. L’unico neo è che treni ce ne sono pochi e quindi l’affollamento è garantito, se poi come noi decidete di non prenotare in anticipo le carrozze di prima classe, state pur certi che le 8 ore di viaggio ve le farete per gran parte in piedi. Soprattutto se, come noi, a Kandy decidete di arrivarci nell’unica sera dell’anno in cui si trasforma nel centro dei pellegrinaggi buddhisti di tutta l’Asia: l’ultimo giorno della grande Hesala Perahera, ossia la grande parata che porta in giro per la città il Dente di Buddha, la reliquia buddhista più importante al mondo. Ci prepariamo per salire sul treno come fossimo in battaglia: osservazione dei locali per capire le loro mosse, divisione dei ranghi secondo la strategia ognuno-per-sé-Dio-per-tutti, che statisticamente dà più probabilità di riuscita, e posizionamento strategico vicino agli altri turisti, secondo l’altra ben nota strategia i-locali-non-li-freghi, quindi cerca una vittima alla tua portata, normalmente anziani o coppie di mezza età. Meglio stare lontani dalle famiglie con bambini, i genitori trovano energie insospettabili quando si tratta del benessere dei propri figli. Alla fine riusciamo a trovare un posto su quattro, finchè dopo qualche ora un’intera famiglia che sta per scendere ci fa segno di prendere i loro posti: una gentilezza sorprendente, ma all’ordine del giorno in Sri Lanka.

Tornando alla parata, in realtà, il dente “vero” non si muove dal tempio in cui è custodito: tutta la parata viene fatta con tante copie, che comunque non vengono mai mostrate. E dato che tutta questa pudicizia a noi occidentali non ci è proprio familiare, 1407766615802tutti noi quattro rimaniamo un po’ perplessi: tutto quel casino per dei denti finti! 
La sfilata in sé non è male: i denti sono portati in groppa ad elefanti enormi tutti ricoperti di tessuti colorati e lucine che rendono perfettamente l’atmosfera festosa: la gente, però, non sembra entusiasta, rimane molto composta, in un atteggiamento eccessivamente devoto: sarà che veniamo da un Paese in cui le emozioni si esprimono con una foga esagerata in qualunque occasione, ma non riusciamo a farci prendere. Tentiamo una maldestra fuga, senza considerare che siamo al centro del percorso circolare della parata e i poliziotti non ci permettono di uscirne fino alla conclusione, intorno a mezzanotte passata.

La nostra guesthouse Greenwoods, prenotata su consiglio dei nostri compagni di viaggio temporanei, si rivela una scelta eccellente: economica, vicina al centro della città, seppur affacciata sulla giungla, ottima colazione e la migliore camera di tutto il viaggio, dopo quella di Galle. La mattina mentre facciamo colazione vediamo anche una fila di circa 30 scimmie che dalla giungla si avviano verso la città e si fermano a spulciarsi proprio sul balcone della sala comune: (almost) into the wild!

Quel giorno come di rito ha piovuto; eh sì perché come ci ha spiegato il nostro padrone di casa, la parata è una tradizione centenaria che ha come obbiettivo la pioggia. Non so come sia andata in passato, ma devo dire che noi ce la siamo beccata tutta, la tanto desiderata pioggia. Così rinunciamo alla visita ai giardini botanici di Peradeniya, e optiamo per l’asciutto tempio del Sacro Dente (2000 Rs). Premettiamo che, sarà un mio problema ma i templi e l’iconografia buddhista non mi sconvolgono: non riesco ad estraniarmi completamente per minuti interi osservando uno stupa o una statua del Buddha nella posizione del fiore di loto, cosa che non andrà a mio vantaggio durante le visite al distretto culturale di Polonnaruwa. Però devo ammettere che il tempio del Sacro Dente vale una visita anche se non siete amanti dell’arte buddhista. Il palazzo è grande e al centro ospita il sacro Dente di Buddha talmente impacchettato nelle sue poliedriche e decoratissime protezioni da rimanere invisibile agli sguardi di turisti e pellegrini: in reltà anche fosse stato visibile la coda per ammirarlo è talmente lunga che non è possibile sostare davanti al reliquiario per più di 15 secondi esatti senza essere gentilmente invitati a proseguire da uno specifico addetto munito di cronometro. I giardini circostanti sono grandi e ben curati e durante i giorni della Parerha ospitano gli elefanti che si possono osservare non incatenati, almeno qui!

Più per il panorama sulla città, invece, consiglio una visita al tempio situato sulla collina di Kandy: anche senza il nome lo troverete facilmente visto che è sovrastato da una statua bianca del Buddha alta come una casa da 4 piani e si vede da ogni punto della città. Dopo la sfacchinata per raggiungerlo se vi viene fame, tornate sui vostri passi fino ai piedi della collina: all’incrocio sulla destra troverete un posticino vegetariano, con in vetrina una signora sorridente che cucina qualcosa di vagamente simile a crepes: sono masala dosa, deliziose crepes di lenticchie e riso condite con verdure freschissime saltate in padella e speziate. Spero vi piaccia il piccante!  

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Sri Lanka #3 – Indovina chi viene..per il tè

Quando arriviamo ad Haputale, dopo il viaggio in bus più provante di tutta la vacanza, siamo sfatti, sudati e impazienti di insediarci nella nostra nuova sistemazione. Purtroppo capiamo immediatamente che trovarla non sarà semplice come immaginavamo. La nostra prima scelta è lo SryLak View, alberghetto con vista mozzafiato e terrazza erbosa, consigliato dalla nostra guida. I due ragazzi che incontriamo alla stazione provano ad avvisarci: “it’s fully booked” cantilenano in coro mentre cercano di portarci alla guesthouse dei loro cugini. Ma noi non ci fidiamo e andiamo a sentircelo dire direttamente dal receptionist: “it’s fully booked”. Senza se e senza ma. Dopo un po’ di insistenza riusciamo a scucirgli che la notte successiva hanno una camera libera, ma, testardi come pochi, decidiamo di non prenotare subito. Dopotutto guesthouse segnalate dalla guida ce ne sono altre e per quella notte dobbiamo sicuramente accamparci in una di quelle, quindi che fretta c’è? Ha quindi inizio il giro delle sette chiese, finché dopo vari tentativi e quasi un’ora sul tuc-tuc ci sistemiamo alla Dias Rest White Monkey Guesthouse, a 3 km dal centro di  Haputale (tuc-tuc: h:00:15, 300 Rs), sulla strada per la fabbrica di tè Lipton. Scottati dalla ricerca estenuante prenotiamo subito il prenotabile (2 notti), anche se la camera che ci assegnano è tutta sottosopra perché la stanno rifacendo: niente lenzuola, ma a questo siamo preparati grazie al nostro mitico sacco-lenzuolo Decathlon e soprattutto, niente rubinetto del bagno e sciacquone difettoso. Il costo, però, è talmente modico che ci facciamo andare bene tutto. In più la famiglia è simpatica e la vista sulle piantagioni di tè è spaziale: le piante di tè si mischiano al resto della vegetazione dando vita a un verde intenso che ricopre tutte le montagne circostanti e degrada pian piano verso valle fino a scomparire nelle pianure più secche. Il silenzio intorno a noi è quasi inquietante: ogni piccolo animaletto sotto le foglie ci sembra un cobra pronto a tenderci un velenoso agguato. La cena, preparata dalla nostra famiglia adottiva singalese, sembra l’inizio di una barzelletta: “allora ci sono un singalese, un seicellese, un francese e due italiani seduti a tavola”. Non appena arriva la razione di riso con curry, però, tutti gli argomenti intavolati cadono e ci buttiamo con la testa nel piatto senza troppi salamelecchi. 

Il mattino seguente, belli riposati, partiamo verso la fabbrica Lipton e il Lipton’s seat, ossia la cima dove si rifugiava Sir Thomas Lipton ad ammirare i suoi possedimenti. 1407565684077Qui probabilmente avrà escogitato le strategie di mercato che l’avrebbero portato a essere uno dei colossi mondiali della produzione e commercio di tè. Oppure ci veniva soltanto a riempirsi gli occhi di quel verde intenso intervallato dal bianco solido delle nuvole, così raro da queste parti
e che tanto gli ricordava la sua amata brughiera inglese.
La fabbrica Lipton è molto interessante: il tour guidato ci racconta il processo di trasformazione del tè dalla raccolta delle foglie, alla selezione fino all’essiccazione che porta alla differenziazione delle diverse qualità. Alla fine compriamo anche un souvenir goloso da gustare nel freddo autunno torinese.

Al ritorno a piedi verso la guesthouse ci aspetta una sorpresa avventurosa: a metà strada vicino a un villaggetto ci sorprende un temporale. Una bambina ci vede in difficoltà e ci offre ospitalità a casa sua. Non vogliamo disturbare, ma non abbiamo scelta, siamo sotto la pioggia battente. In più siamo curiosi di vedere la casa di una tipica famiglia singalese: sì è vero la nostra guesthouse è già parecchio tipica, ma i nostri padroni di casa sono abituatissimi agli stranieri, visto che il turismo sta diventando la loro attività principale. L’esperienza è surreale: noi seduti sul divano, fradici, rigorosamente senza scarpe, a sorridere ai nostri salvatori intenti a rendere il nostro soggiorno, per quanto breve, il più piacevole possibile. Per prima cosa ci offrono il tè, qui lo servono con il latte, e poi accendono la televisione per farci vedere il video della processione del villaggio al tempio, con sottofondo di cantilena buddhista. La madre la vediamo solo per un momento: è intenta a preparare il pranzo, così noi siamo intrattenuti dai due figlioletti super sorridenti. Non vogliamo approfittare troppo della loro ospitalità quindi non appena la pioggia cala, salutiamo, lasciamo un regalo per i bambini e ci avviamo verso casa.

Il giorno dopo ci spostiamo allo SriLak View, visto che la sera prima siamo riusciti a prenotare al volo una camera su Agoda.  La descrizione su Lonely ci ha affascianto così tanto che non stiamo più nella pelle. Quando arriviamo, però, delusione: sono sinceramente sorpresi del nostro arrivo, ci sembrano colti alla sprovvista. Dopo aver confabulato tra loro qualche minuto ci assegnano una stanza nello scantinato e, quel che è peggio, proprio di fianco alla Moschea che ci sveglierà amabilmente all’alba per i successivi giorni. IMG_3031Cambiare stanza non si può, è tutto “fully booked” e quindi niente camera con vista per noi. Alla fine ci adattiamo visto che la great view ce la possiamo godere anche dalla terrazza erbosa dell’albergo. Il giorno dopo ce lo prendiamo di relax: terrazza erbosa, musica e letture. Verso sera incontriamo due spassosissimi ragazzi che diventeranno i nostri compagni di viaggio per i giorni successivi: Luiss e Brandon, due personaggi da film. Chiaramente surfisti, chiaramente uno australiano e l’altro newyorkese, chiaramente vite pazzesche del genere insegnante-di-scuba-diving-che-gira-per-il-mondo-rincorrendo-l’estate e ex-broker-di-Wall-Street-che-lascia-la-finanza-senza-cuore-per-insegnare-arte-in-un-istituto-di-moda-di-NewYork. Il tutto condito da un umorismo e un’ironia rari nonché una notevole faccia da culo. Rimaniamo talmente affascinati, dalle loro storie, dalle loro vite, dal modo di affrontare ogni situazione con semplicità disarmante, che quando ci divideremo dopo soli 2 giorni e mezzo, sentiremo quel tipico vuoto da abbandono che si prova quando ci si separa da qualcuno che ci ha toccati nel profondo, lasciandoci sballottati, arricchiti e grati.

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Sri Lanka #2 – “E ricorda, un elefante non dimentica niente!”

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Per la storia della memoria formidabile, dovremo fidarci del Colonnello Hathi del Libro della Giungla, perchè per quanto li vedremo da vicinissimo questi benedetti elefanti, non avremo occasione di metterli alla prova con filastrocche o citazioni famose.

Ma andiamo con ordine. Dalla laguna di Tangalla ripartiamo in bus verso Nord con destinazione il Parco di Uda Walawe, dove l’attrazione principale sono gli elefanti, e facciamo base nella cittadina di Embilipityia (Tangalla Embilipityia: bus h 2, Rs 35), al Pavana Resort. Il safari al parco sarà l’escursione più emozionante di tutta la vacanza (h:3, ingresso: Rs 29.500, mancia guida: Rs 500), anche se ci tengo a precisare che non avevamo mai fatto un safari prima, tantomeno in Africa, la patria dei safari per eccellenza. Probabilmente se non fosse stata la nostra prima esperienza, ci avrebbe coinvolto meno.

Presi dall’eccitazione per il safari del giorno dopo, appena arrivati decidiamo di affittare le bici dell’albergo per fare un giro nei dintorni: peccato che sono le 2 del pomeriggio e finiamo a pedalare lungo il lago artificiale della città, sotto il solleone, senza nemmeno un mini-alberello sotto cui ripararci. 

L’unica nota positiva del “giretto”è incrociare un bus pieno di turisti locali che, dopo aver superato il primo imbarazzo, iniziano a fotografarci forsennatamente: prima solo noi, poi fotografandosi l’un l’altro abbracciati a noi, stile star Hollywoodiane.  I nostri 5 minuti di celebrità! Per cena ci affidiamo alla Lonely e finiamo in uno dei pochi veri ristoranti singalesi, il Sarachandra (circa 9000 Rs/pax): buono anche se non indimenticabile, menzione speciale per il dolce tipico.

Quella sera stessa, parlando con il receptionist del Pavana Resort capiamo subito che non ci conviene né in termini di tempo, né in termini di costo organizzare l’escursione al parco per conto nostro, quindi decidiamo di affidarci al loro “pacchetto ” che comprende Jeep con autista, 1407385455785transfer verso il parco e ritorno e colazione al sacco (Rs 4500/Jeep).
Optiamo per la partenza alle 5 del mattino, visto che gli animali dovrebbero preferire le levatacce, scelta che si rivela azzeccata: vediamo elefanti, bufali, pavoni, varani e uccelli in quantità, alcuni anche da distanze parecchio ravvicinate e poi l’atmosfera del parco alla luce dell’alba è veramente affascinante.

Quello stesso pomeriggio leviamo le tende in direzione delle piantagioni di tè di Sir Thomas Lipton ad Haputale. Altro bus, altra tappa, la più lunga fino a quel momento: 6 ore quasi tutte su stradine di montagna. Le prime 2 ore (Embilipityia Palmadulla, Rs 110) a tavoletta, cercando di sorridere indifferenti, nonostante il terrore nel cuore e l’evidente tensione dei nostri volti. Le 4 ore successive  (Palmadulla Haputale, Rs 110) a passo di lumaca, superati a sfregio pure dai tuc-tuc.

Al prossimo episodio!

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Spezie, lenticchie e crêpes vegane

Masala Dosa – Sri Lanka

Masala dosa

Non c’è cucina con più influenze straniere di quella dello Sri Lanka. Certo quella della vicinissima India, che dista soltanto 30 chilometri, è quella più evidente. Ma questa bellissima isola, al centro di rotte commerciali legate soprattutto al mercato delle spezie, ha ereditato tradizioni culinarie, piatti e preparazioni dagli innumerevoli mercanti francesi, portoghesi, olandesi, inglesi e arabi che nei secoli sono approdati nei suoi porti.

Se dovessi pensare alle sue caratteristiche più evidenti, direi che la cucina cingalese è  un’esplosione di colori, profumi e freschezza: grazie al suo clima tropicale troviamo tanta frutta fresca, verdura, legumi, pesce e soprattutto spezie che sono le protagoniste indiscusse di tutti i piatti. Sono talmente importanti che quasi tutte le famiglie hanno in giardino un albero di curry!

Il cocco, assieme al riso, è uno degli ingredienti base sia dei piatti salati che di quelli dolci. La sua polpa freschissima viene grattugiata ogni giorno e usata in svariati modi come la preparazione del sambol, un accompagnamento tipico a base di cocco, ovviamente, tanto peperoncino fresco, aglio, pesce secco e succo di lime.

Il riso, ritenuto sacro, è il piatto principale assieme a speziatissimi curry di pesce, di carne o di gustosissime verdure e accompagnato da chutney di vari tipi tra cui quello più famoso a base di cocco.

Se siete celiaci – io ne so qualcosa! – o vegani non preoccupatevi perché lo Sri Lanka fa per voi! I piatti cingalesi sono adattissimi per chi segue una dieta senza glutine perché molti sono a base di riso o di farina di riso e di legumi; ottima è anche l’offerta di pietanze senza carne e derivati animali! Ad esempio i dosa sono un’ ottima variante gluten free delle tradizionali crêpes perché fatti con una pastella fermentata di riso e piccoli fagioli neri decorticati chiamati urid dal. Chi è stato in India li avrà assaggiati sicuramente perché sono tipici del sud del Paese, ma ormai diffusi anche in Sri Lanka, che, per ragioni geografiche, ha molti piatti in comune con lo stato indiano del Kerala. Tradizionalmente sono preparati a colazione, ma sono ottimi anche a pranzo, a cena, a merenda, per l’aperitivo; insomma mangiateli quando volete! Vanno gustati ripieni e accompagnati da chutney e da una zuppetta a base di lenticchie chiamata sambar.

Esistono tanti tipi di dosa: paneer dosa, palak dosa, mysore, masala dosa, rava dosa, nere dosa e tante altre ancora! Io vi consiglio la versione farcita con patate speziate chiamata Masala dosa. Eccovi la ricetta, ma attenzione, richiede tempo e organizzazione perché bisogna lasciar fermentare gli ingredienti almeno un giorno prima. Ma vi assicuro che ne vale la pena!!!

Masala dosa

(per 6 persone)

Pastella:

2 tazze e mezza di riso

1 tazza e mezza di urid dal                       

1 cucchiaio di fieno greco

Sale q. b.

Ripieno:

4 patate bollite

1 cipolla rossa

8 foglie di curry – andrebbero quelle fresche ma  è molto difficile trovarle, quindi ripiegate
su quelle  secche che vanno benissimo

1 cucchiaio di semi di senape                  

1/2 cucchiaio di semi di cumino – io ho usato quello in polvere

1/2 cucchiaio di curcuma

Un pizzico di assafetida o in alternativa uno spicchio d’aglio

2 piccoli peperoncini rossi secchi

1 peperoncino verde fresco – se vi piace il piccante altrimenti fate a meno

Un pizzico di sale

3 cucchiai di olio

Procedimento per la pastella

post 2 composizione

Il giorno prima di preparare le dosa lasciate in ammollo in acqua fredda il riso, gli urid dal  e i semi di fieno greco per almeno 5/6 ore. Successivamente frullate il tutto fino ad ottenere una pastella fine fine e densa; quindi copritela e lasciatela fermentare al buio per tutta la notte.

Procedimento per il ripieno

In una padella scaldate 3 cucchiai d’olio e quando sarà caldo aggiungete le spezie, ad eccezione della curcuma, e lasciatele tostare. Unite la cipolla tagliata grossolanamente ed infine aggiungete le patate schiacciate, la curcuma e il sale. Se il ripieno vi sembra troppo asciutto, amalgamatelo con un po’ di acqua tiepida. Se vi piace il coriandolo potete usare qualche foglia fresca tritata finemente.

Una volta ultimato il ripieno possiamo iniziare a preparare i dosa. Diluite con un po’ d’acqua la pastella e aggiungeteci un po’ di sale: la consistenza deve essere come quella delle crêpes normali. Scaldate una padella con un filino di olio e quando siete pronti versate un mestolo di composto e spargetelo con il fondo del mestolo o con l’ aiuto di un bicchiere. Lasciate cuocere a fuoco basso e mettete qualche goccia d’olio sulla superficie della crêpes. Quando vi sembra cotta potete aggiungere il ripieno in centro e chiuderla a  metà.

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Accompagnate i Masala dosa con un chutney di cocco o con la tradizionale zuppetta di lenticchie.

Fatemi sapere se vi sono piaciuti!

Un saluto dalla Li/z/etta e alla prossima ricetta ;D

Sri Lanka #1 – Com’è cominciata

Spiaggia di TangallaDopo 9h di volo, Roma – Colombo (SriLanka Airlines, €890) atterriamo nella capitale singalese, la porta di accesso dello Sri Lanka, alle prime ore del mattino. Un tassista ci informa che per raggiungere il centro abbiamo 2 opzioni: superstrada a pagamento, in 20 minuti ci si toglie il pensiero; oppure strada normale, si arriva in un’oretta e si paga solo la corsa (300 Rs). Optiamo per la old street , più per rimarcare la voglia di lentezza che per una questione di soldi: questa volta niente scorciatoie; ci prenderemo tutto il tempo necessario per girare questo Paese al nostro passo.

A Colombo non intendiamo fermarci più del necessario, c’è ben altro che ci aspetta oltre l’area metropolitana della capitale, che non è molto diversa da qualunque altra grande città asiatica mediamente povera: traffico impazzito, tuc-tuc, palazzoni in costruzione e tanto inquinamento. La stazione però, ha qualcosa che ci colpisce, un’anima antica che fonde accenni coloniali e colori sgargianti. La cosa ci rincuora: le “insalatone” ci piacciono un sacco! Come le avventure. E la prima si rivela proprio prendere l’affollatissimo treno di seconda classe verso Galle (h 2:30, 150 Rs), cittadina coloniale cinta da mura, affacciata sull’oceano Indiano. Siamo in piedi, ok questo era prevedibile, circondati da occhi gentili, curiosi e in qualche caso divertiti dalla vista di 2 occidentali, di cui uno alto come un palma, che viaggiano tra loro, evidentemente scomodi, anziché prendersi un’auto con autista o semplicemente un taxi, come fa il 90% degli altri turisti. Alcuni, i più temerari, sempre uomini, ci chiedono da dove veniamo e che cosa vogliamo visitare della loro amata “perla lucente”. Quando scoprono che siamo italiani un’espressione di stupore misto a orgoglio gli si disegna sul viso: “venite dal Paese della bellezza per visitare la nostra terra?”. Si vede che ne sono inorgogliti.

Galle si rivela un’ottima prima tappa: donne velate camminano in calli strette e acciottalate , tra palazzi coloniali e minareti, negozietti artigianali e caffè di ispirazione bohemien. Una fusione perfetta tra oriente e occidente che ci aiuta ad acclimatarci gradatamente. In questo ci vengono in soccorso anche i proprietari della guesthouse Seagreen – camera doppia 7150 Rs/notte + colazione 1560 Rs: lui singalese, lei olandese, ci sembra rappresentino al meglio questa cittadina portuale a metà tra questi due mondi. La sera ceniamo al Mama’s, un ristorantino con terrazza affacciata sul minareto e sul faro, da cui possiamo goderci il tramonto mentre gustiamo la nostra prima cena tipica singalese.

Il giorno dopo partiamo in autobus alla volta di Tangalla (h 3:30, 115 Rs), paradiso balneare della costa meridionale con lunghe spiagge sabbiose, palmeti e laguna annessa. A dicembre il mare cristallino chiude il cerchio, mentre purtroppo ad agosto la stagione delle piogge non da scampo: dovrete rinunciare ai bagni, se non in piscina, e forse anche alla tintarella. Almeno il relax è assicurato da massaggi ayuverdici e lunghe passeggiate sulle spiagge deserte (Lagoon Pardise Resort, camera doppia/notte 50 USD).

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